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7 maggio 2016

Palio del Baradello a Como

Como (CO)

Palio del Baradello a Como in provincia di Como vi aspetta per celebrare i riti della tradizione con un intero borgo immerso nel lontano medioevo.

Como, mese di Giugno, anno del Signore 1159, l’imperatore Federico I di Svevia, detto ‘ il BARBAROSSA ‘ dopo aver sconfitto Milano con il determinante contributo delle truppe di Lodi, Cremona, e Pavia ma soprattutto Comasche, riconoscente, giunge in visita a Como. La città alleata gli tributa gran festa e accoglienza: si organizzano in suo onore gran banchetti, luminarie, parate e gare sul lago.

Per i Comaschi il Palio del Baradello potrebbe essere a tutti gli effetti una sorta di “festa del Ringraziamento”. Un grazie da tributare, seppur a distanza di secoli, aFederico I detto il Barbarossa, che nel marzo del 1159, con l’appoggio delle stesse milizie lariane, riuscì finalmente a liberare Como dal giogo della dominazione milanese che da oltre 30 anni regnava sprezzante: da quando il 6 Agosto 1127, con l’incendio e il saccheggio di Como ad opera dei Milanesi, si concludeva una guerra durata 10 interminabili anni.
In quell’occasione la rabbia dei vincitori fu tremenda, con i Milanesi che rasero al suolo le mura della città appena conquistata, non prima però di aver distrutto e saccheggiato le case, ammazzato donne, vecchi e bambini. Negli anni a seguire vietarono la costruzione di case in pietra e ogni forma di commercio al di fuori della città. Ad ogni “dimostrazione di dissenso” da parte dei lariani, bastava una semplice freccia infuocata per distruggere una Como ormai prevalentemente costruita in legno. Quando l’imperatore Federico Barbarossa arrivò a Como per chiedere l’intervento di milizie armate a fianco del suo esercito, gli furono pertanto concessi tutti gli onori del caso, oltre ad un sì incondizionato. Per diversi giorni si susseguirono tornei e feste, le stesse che oggi i rioni di Como rivivono durante le giornate del Palio del Baradello.
La guerra a Como era stata dichiarata dai Milanesi nel giugno del 1118, dopo che un gruppo armato comasco comandato da Adamo del Pero aveva rapito Landolfo da Carcano, designato da Enrico IV quale nuovo Vescovo di Como, incurante della tradizionale nomina decisa invece dal clero. In quell’occasione furono uccisi alcuni capitani milanesi. Questo il pretesto. Ma il motivo reale della guerra dei dieci anni era l’antico contendersi del commercio transalpino e delle strade che attraversano le montagne. Grazie alla sua posizione strategica, infatti, il contado di Como si era a lungo arricchito. Al termine della guerra dei 10 anni, e soprattutto dopo i 30 anni di dominazione milanese, la regina del Lario, però, era ormai nota solo per le sofferenze, miserie e umiliazioni inflitte dai cugini meneghini. Il sogno della grande rivalsa coincise così con l’affacciarsi sulla scena europea dell’ambizioso Federico di Svevia. Il vescovo comasco Ardizzone già nel marzo del 1153, durante i lavori della Dieta di Costanza, lo supplicò di intervenire in favore dei Comaschi. Federico di Svevia, che sognava di estendere il suo potere all’Italia, e compiere quell’impresa che nel 1037 non era riuscita a Corrado II, cioè conquistare la Pianura Padana in vista di un successivo cammino verso Roma, vide nella richiesta di Como la possibile alleanza che gli avrebbe permesso di “coprirsi le spalle” durante questa possibile avanzata. Quando Milano rispose picche alle richieste di Federico Barbarossa di liberare Como, la guerra fu naturale conseguenza. Lo Svevo sconfisse Milano, e aiutò i Comaschi a riedificare la città e le mura difensive. Furono anni di battaglie cruente, tensioni politiche, vittorie e sconfitte, ma l’alleanza tra Como e lo Svevo non fu mai messa in discussione. E oggi, a secoli di distanza, viene nuovamente celebrata.


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